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Itinerari, luoghi e posti da visitare
TERRITORIO

Assetti antichissimi si accostano alle più innovative organizzazioni culturali, campi chiusi da siepi e muretti si alternano a piantagioni specializzate, estese coperture boschive cedono il posto alle rasserenanti distese di olivi e alle macchie dei girasoli.
Lo spazio regionale è piccolo e variegato: 8456 chilometri quadrati dove tutto sembra forgiato dall’uomo, modellato da millenarie opere di dissodamento e di adattamento; e dove l’indice di boscosità è tra i più elevati d’Italia.
Ovunque, fiumi lenti e torrenti impetuosi, limpide polle d’acqua, rumorose cascate e silenziose sorgenti. Il verde nelle sue infinite sfumature accompagna il visitatore sulle alture appenniniche come nelle conche intensamente umanizzate; si insinua nei centri abitati dai balconi panoramici; fa capolino dal velo d’acqua del lago Trasimeno.

Terra dai mille colori
La policromia delle tante specie vegetali dà effetti scenografici ai paesaggi umbri. Basta uno sguardo al massiccio del monte Subasio per cogliere con un sol colpo d'occhio i caratteri prevalenti del manto vegetale della regione, che il "monte di Assisi" riassume in alcuni tratti tipici. In basso, la fascia degli olivi che ha sostituito già da alcuni secoli le selve frequentate da san Francesco; più in alto, boschi cedui di cerri, roverelle, carpini neri, ornielli, aceri, che formano la vegetazione dominante; sulla sommità, vaste praterie estese a perdita d'occhio. Non mancano estese faggete come quella della val di Ranco nel massiccio nord-orientale del monte Cucco, e le secolari leccete, come quelle delle Carceri del Subasio e di Monteluco di Spoleto.
Il regno delle grandi foreste di faggio sono le montagne della Valnerina e dei monti Sibillini, comprensorio di eccezionale importanza naturalistica dove trovano rifugio il lupo appenninico e l'aquila reale; la varietà floristica è superba: tra orchidee, campanule splendenti, coloratissimi astri, viole, genziane, è ancora possibile osservare il rarissimo papavero giallo e la stella alpina appenninica. In primavera, spettacolo unico è la fioritura dei piani di Castelluccio.

Sorella acqua
Il grande lago Tiberino, che nella preistoria occupava il centro della regione, ha lasciato nell'abbondanza idrica la sua eco lontana, con la quale l'uomo ha nei secoli dovuto lottare per prosciugare e arginare, fino a trasformare quella eredità in una grande risorsa economica e ambientale.
L'Umbria è la regione del Tevere, il grande fiume, per molti secoli navigabile, veicolo di civiltà e di storia che l'attraversa tutta raccogliendo il tributo del Paglia, del Chiascio con il Topino, e soprattutto del Nera, a sua volta ingrossato dal Velino.

Questo fitto reticolo di acque ha attirato gli uomini sulle sue sponde, lungo le quali fanno da sentinelle le rocche e i borghi fortificati, costruiti per presidiare antichissime vie di comunicazione. Tutto sembra costruito per la difesa nell'ampio e boscoso anfiteatro alto-tiberino, dove le grandi abbazie e i castelli coronano una campagna fertile e soleggiata che dal Cinquecento ha il colore intenso delle piantagioni di tabacco.

Lo spettacolo della natura
Affascinanti monumenti naturali sono le pareti strapiombanti incise dal Tevere e dai torrenti, che scavano forre nella roccia calcarea: come la suggestiva valle del Rio Fonno nell'Appennino Gualdese, o lo spettacolare Rio Freddo nel monte Cucco, il Fosso Grande di Amelia o l'angusta gola del Forello tra e Orvieto. Quasi un emblema dell'Umbria fluviale è la Valnerina, dove selvagge quinte montuose accompagnano lo scorrere delle limpide acque del Nera: da godere, magari, scivolandovi su una canoa.

Emozionante il confluire del Velino nel Nera alle cascate delle Marmore, quando le acque spumeggianti precipitano a balzi con un fragore assordante e in un'esplosione di spruzzi iridescenti: un fenomeno all'apparenza naturale ma in realtà creato, secondo alcuni storici, dalla scienza idraulica romana.
 
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